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Andrea Gennai

Meteo-Borsa di Andrea Gennai

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21 marzo 2008 - 17:04

Benvenuti

L’idea di aprire questo blog, che non intende assolutamente parlare di singoli titoli quotati né tantomeno fornire consulenza, mi è venuta pensando alle mail che ricevo da quando curo una rubrica di analisi tecnica sul supplemento del sabato, Plus. Molti lettori vogliono confrontarsi su un tema sicuramente affascinante: la previsione dei mercati finanziari attraverso l’ausilio dei grafici. Fatte le debite proporzioni, è un po’ come lo sport: nessuno può prevedere esattamente l’evento futuro e il contributo di ognuno può essere fondamentale per capire cosa succederà. L’analisi tecnica ha delle regole precise anche se ovviamente non è una scienza esatta. Confrontando, tra loro, azioni, bond, materie prime e valute è interessante captare i segnali che arrivano dall’universo finanziario: un magma, spesso non troppo trasparente,  dove il prezzo, il tempo e i volumi sono le uniche informazioni in possesso di tutti. Nessuna crociata contro l’approccio fondamentale, ma (ahimè) l’emotività sui mercati lascia sempre meno spazio alle certezze.

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“Il punto non è cosa valgono le azioni, ma ciò che la gente pensa esse valgano” - G. Drew

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  • Continua la similitudine tra l'andamento di Wall Street oggi e gli anni 30
  • Il Comit a ottobre cerca la riscossa
  • Il Dow Jones "replica" l'andamento di metà anni 70
  • L'insostenibile (nel breve) rally dell'oro secondo la numerologia
  • Il Comit ha mollato i supporti chiave
  • Monitorare il rapporto prezzo case/oro per capire dove va equity
  • A Wall Street giugno è il secondo peggior mese dell'anno
  • Per il Comit prosegue la fase positiva

23 novembre 2011 - 18:01

Continua la similitudine tra l'andamento di Wall Street oggi e gli anni 30

E’ il raffronto storico più longevo e che meglio di altri ha saputo spiegare la crisi borsistica in corso. Da oltre 10 anni non sbaglia praticamente un colpo e per il futuro non lascia presagire niente di buono (sperando ovviamente che questa volta si sbagli!). L’analisi in questione è quella che raffronta il Nasdaq a partire dall’anno 2000, inizio dello sboom della bolla internet, con il Dow Jones a partire dal 1929, l’anno del famoso crash. Negli tempo, in vari frangenti, abbiamo analizzato le forti somiglianze che si sono sviluppate tra i due grafici e ancora oggi a 11 anni di distanza dalla grande crisi finanziaria del 2000 la correlazione tra quello che sta avvenendo e quello che successe a Wall Street dopo il 1929 è ancora altissima. Come può accadere una cosa del genere? La spiegazione puramente casuale è sempre in agguato, ma giustificare una casualità che si potrae per oltre dieci anni è troppo semplicistico. I due fattori prevalenti per dare un senso a questa sorta di replica storica sono quello psicologico e quello ciclico-economico. Quella del 1929 fu una crisi epocale da eccesso di euforia che si è replicata anche nel 2000 e oggi possiamo confermare che l’uscita da questo tipo di crisi, in Borsa, sembra avvenire con delle modalità e delle reazioni psicologiche immutate nel tempo. Dapprima il grande crollo (durato 3 anni in ambedue i casi) poi la ripresa (partita rispettivamente nel 1932 e nel 2002) e infine un nuovo brusco scivolone (allora accadde nel 1937 mentre negli ultimi anni si è concretizzato tra il 2007 e il 2008). La successiva quarta fase è quella di un nuovo recupero, mentre la quinta (quella in corso iniziata la scorsa primavera) apre le porte a una successiva e ultima correzione prima di un recupero stabile e duraturo. Questi andamenti ciclici in Borsa hanno ovviamente anche una spiegazione congiunturale: l’uscita da crisi così profonde si espone al rischio di ricadute, anche repentine. Così avvenne negli Stati Uniti nel 1937 con l’incubo del “double dip” e così è avvenuto con la crisi del 2008-2009. La situazione attuale del Nasdaq somiglierebbe molto a quella del Dow Jones nel 1940 e se la storia si ripetesse vorrebbe dire che fino al 2013 sul mercato azionario, tra alti e bassi, potrebbero permanere delle nubi grigie. Solo dal 2013 la ripresa sarebbe più strutturale e duratura. Da un punto di vista strettamente storico il Dow Jones raggiunse il punto di minimo, da cui ripartire, durante la seconda guerra mondiale. Oggi il grafico è simile ad allora e come allora si sta combattendo una guerra: non sui campi di battaglia, ma nelle sale operative. Una guerra finanziaria fatta di valute, spread e titoli di Stato.   

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Categorie: Corsi e ricorsi storici

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9 ottobre 2011 - 17:05

Il Comit a ottobre cerca la riscossa

Comit
Nel mese di settembre il Comit ha chiuso ancora in rosso: si tratta della quinta candela nera consecutiva dal top di maggio. Una serie così negativa non la si vedeva dal marzo 2008. E ci sono alcune similitudini tecniche con quel periodo. All'epoca scattò il rimbalzo al sesto mese e poi però riprese saldamente la discesa. E' probabile che, così come allora, anche in ottobre possa scattare un rimbalzo: per avere però un primo segnale di inversione del trend è necessario che il Comit chiuda il mese in corso sopra 820 punti e poi sperare che l'allungo prosegua. Fino in area 960 punti infatti il recupero avrebbe una pura natura tecnica, senza segnali di inversione del trend. In settembre l'indice si è appoggiato sulla griglia geometrica che ingabbia i corsi dal 1992-2000. Il rimbalzo quindi è probabile ma la strada per il recupero stabile è veramente lunga. La media mobile a 20 periodi, tradizionale spartiacque tra rialzo e ribasso, passa a ottobre sopra i mille punti.

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Categorie: Comit

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30 agosto 2011 - 11:10

Il Dow Jones "replica" l'andamento di metà anni 70

Osservando il grafico del Dow Jones, il più famoso indice al mondo, si possono trovare oggi movimenti somiglianti a quelli di 40 anni fa. I frattali ci dicono che l’attuale fase di mercato a Wall Street ha delle assonanze sempre più sorprendenti con quanto avvenuto negli anni 70. Un decennio molto vicino anche da un punto di vista congiunturale a quello che accade oggi; contrassegnato da una crisi economica profonda e dai prezzi delle materie prime alle stelle soprattutto per effetto delle crisi petrolifere, anche se oggi l’inflazione fa meno paura che allora.

Se sovrapponiamo il grafico del Dow Jones a partire dal massimo di inizio 1973 con quello dello stesso indice dal top dell’autunno 2007 notiamo che c’è una fortissima corrispondenza: il crollo 1973-1975 registra graficamente delle onde quasi sovrapponibili a quello del 2007-2009. Stesso discorso per il rimbalzo successivo (1975-1976), che procede quasi di pari passo con il recupero messo a segno fino poche settimane fa anche in termini di guadagni (+60% circa la prima gamba rialzista e +30% la seconda impennata esaurita a fine aprile).

E ora cosa ci aspetta? Se i due grafici dovessero proseguire a braccetto le prospettiva non sarebbero troppo accattivanti per gli investitori. Intanto la correzione dovrebbe spingere il Dow Jones a circa 9.000 punti (la stessa perdita percentuale registrata dopo il 1976) e poi si aprirebbe una fase laterale destinata a durare per i successivi 4-5 anni. Insomma, ci sarebbe da stare poco allegri. Uno scenario tutt’altro che fuori luogo, anche se i mercati oggi hanno logiche e funzionano in maniera molto diverse rispetto a 35 anni fa.

L’altro punto di contatto tra la situazione attuale e quella di metà anni 70 è la debolezza del dollaro e il forte rialzo del prezzo dell’oro. In particolare se prendiamo il rapporto Dow/gold, che misura la forza tra azionario e metallo giallo, notiamo che tra il 1975 e il 1979 l’indicatore registrò una forte discesa (azionario in calo e oro in forte apprezzamento). Una situazione molto simile a quella attuale, anche se l’indicatore oggi (a quota 6) è ancora distante dai minimi di allora. Questo vuol dire che nei prossimi anni, se prosegue l’incertezza per l’equity, l’oro resterà ancora per un po’ di tempo, tra alti e bassi, il bene rifugio per eccellenza inserito in un trend rialzista abbastanza stabile.

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Categorie: Corsi e ricorsi storici

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11 agosto 2011 - 16:19

L'insostenibile (nel breve) rally dell'oro secondo la numerologia

Il rialzo dell'oro sembra non aver mai fine. Il bene rifugio per eccellenza ha tratto giovamento dal caos sull'equity ed ha registrato un violento rialzo portandosi addirittura sopra i 1.800 dollari l'oncia. Nulla, e sottolineo nulla, va contro l'oro a livello di previsioni, indicazioni di acquisto e sentiment. Ma si sa in analisi tecnica non esistono rialzi o ribassi infiniti. In particolare in soccorso dell'oro, che rappresenta un termometro dell'umore degli investitori, arriva l'analisi numerologica del 144: uno strumento che ha dato risultati importanti anche nell'applicazione sull'Sp 500 (si vedano post passati di questo blog).

Il numero 144 appartiene sia alla numerologia di Fibonacci che a quella di Gann. E' un numero che ha anche una valenza biblica e sul suo impiego convergono quindi molte teorie.

Se proiettiamo questo numero, moltiplicando per  1-2-3-etc., otteniamo una griglia di prezzi utile per capire le evoluzioni dell'oro. In particolare nell'ultimo anno i principali due movimenti rialzisti sono stati frenati per un po' di tempo  dalla resistenza di un multiplo di 144 (in particolare 1.440 dollari e 1.584). Negli ultimi giorni invece l'oro ha avuto un movimento rialzista molto violento, superando senza pause il livello chiave di 1.728. Una situazione simile a quella del novembre 2009, quando lo strappo violento oltre 1.152 rientrò dopo poche sedute dando il via a un'ampia fase di consolidamento. L'ipotesi è che l'oro debba rientrare al di sotto di 1.728 punti e a quel punto dar vita a una fase laterale, prima chissà di riprendere il rally. Solo pero' la discesa sotto 1.728 farà rallentare la corsa forsennata del metallo giallo.

Verso il basso solo discese sotto il livello di 1.584 darebbero prime indicazioni negative: una soglia ancora lontana.

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31 luglio 2011 - 16:44

Il Comit ha mollato i supporti chiave

Comit
Per il secondo mese consecutivo il Comit si è mosso al di sotto del livello di guardia di lungo periodo, che corrisponde alla linea parallela al supporto di lungo periodo violato nel settembre del 2008. Nel mese di agosto che sta per cominciare questo livello passa per 1.062 punti. E' fondamentale che l'indice riconquisti questa soglia il prima possibile, altrimenti i rischi di ulteriori downside sono altissimi. Potrebbe ripetersi anche quanto successo a marzo 2009: con uno spike furono riconquistati i livelli di sicurezza. Perche' si ripeta questo è necessario che agosto realizzi una candlestick bianca, con la chiusura superiore all'apertura. A quel punto il tentativo di rimbalzo può essere cavalcato. Anche la media a 20 periodi, spartiacque tra up e donw trend, passa in area 1.060 punti a conferma che solo sopra questo livello il clima tornerà più tranquillo.

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10 giugno 2011 - 17:32

Monitorare il rapporto prezzo case/oro per capire dove va equity

Questo grafico allegato è molto interessante per capire la dinamica del mercato azionario.

Confronta il rapporto tra prezzi delle case rispetto all'oro: cioè in termini reali, depurato dall'inflazione, quanto è cresciuto negli Stati Uniti questo importante termometro che è il costo delle abitazioni. Dal prezzo delle case dipende la ricchezza delle famiglie, dal rialzo o dal ribasso del prezzo degli immobili dipende la capacità di remunerare i mutui. Se tira il mercato degli immobili ciò significa una spinta importante a molti settore dell'economia Usa.

Ebbene la cosa interessante di questo grafico è che in 20 anni l'indicatore è salito ininterrottamente: dal 1980 al 2000 - si tratta del ventennio storico per il mercato azionario. La crescita di questo indicatore ha coinciso perfettamente con il rialzo del mercato azionario.

Dal 2000 l'indicatore ha imboccato la strada del ribasso e tutt'ora il canale ribassista è molto pronunciato: significa che in termini reali il valore degli immobili ha perso terreno e questo ha impattato pesantemente sulla ricchezza delle famiglie, con ricadute sull'azionario

Per una ripresa del rialzo stabile dell'equity bisognerà probabilmente attendere che l'indicatore esca dal trend ribassista e riprenda a salire. Siamo giunti quasi al minimo del 1980 e questo potrebbe essere un segnale di inversione non troppo lontana.

 

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Categorie: Corsi e ricorsi storici

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3 giugno 2011 - 16:38

A Wall Street giugno è il secondo peggior mese dell'anno

Vendi a maggio e stai lontano. Dice pressappoco così la traduzione di un vecchio detto che sta tanto a cuore agli investitori anglosassoni. E storicamente c'è del vero, come spesso accade, in un detto popolare.

Dj 

Se osserviamo le statistiche dal 1950 a oggi notiamo che sul Dow Jones  il secondo mese peggiore dell'anno in termini di performance è giugno, peggio di lui fa solo settembre con percentuali di perdita superiori. Quindi nel lungo termine uscire dalla Borsa a maggio e rientrarci a ottobre ha una sua spiegazione anche logica: gli ultimi tre mesi dell'anno sono infatti sempre positivi. Certo ci sono le eccezioni...chissà se questa sarà un estate positiva per i listini? Da come è iniziato giugno non si direbbe proprio. 

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14 maggio 2011 - 16:26

Per il Comit prosegue la fase positiva

Anche nel mese di maggio il Comit fino a questo momento, si sta mantenendo lontano dai supporti chiave. La trend line rialzista di lungo periodo, che rappresenta la linea parallela al supporto di lungo periodo violato nel settembre del 2008, passa questo mese in area 1.050 punti. Sviluppi sopra questa soglia sono il presupposto perché resti l’intonazione rialzista di fondo. Poco sopra, cioè a 1.075 punti, transita la media mobile a 20 periodi, tradizionale spartiacque del trend rialzista.

Puntando invece verso l'alto i corsi del Comit si stanno trovando a ridosso di importanti resistenze. In particolare solo la chiusura del mese sopra 1.150 punti consentirebbe di uscire da una fase di consolidamento prolungata che dura dall'autunno del 2009. Se non si verifica questa rottura potrebbero aprirsi gli spazi per una correzione.

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3 maggio 2011 - 16:56

Il futuro dell'Sp 500 si gioca intorno allo spartiacque di 1.296 punti

Riprendiamo la teoria numerologica del 144 per capire le possibili evoluzioni dell'Sp 500. Potrà apparire strano a molti osservatori, ma la proiezione di multipli di 144 punti (288, 432, etc) crea dei livelli spartiacque importantissimi per capire gli sviluppi di Wall Street

Il 144 è un numero curioso, che ricorre in due teorie chiave: Fibonacci e Gann. Il 144 è anche menzionato nella Bibbia.

L'Sp 500 è inserito in un trend rialzista e sta puntanto verso il target importantissimo di 1.440 punti (144 x 100) - qualora i corsi dovessero arrivare in quell'area sarebbe da mettere in conto quanto meno una fase di consolidamento.

Verso il basso lo spartiacque importante è quota 1.296: da un punto di vista numerologico la correzione inizia solo con la chiusura di due settimane consecutive sotto questo livello - fino a quel punto l'orientamento resterà rialzista.

Per parlare invece di vera e propria inversione ribassista occorre che l'indice si porti al di sotto di 1.152 punti: si tratta del successivo livello (verso il basso) di proiezione dell'intervallo di 144 punti. Al momento questa ipotesi appare remota per i prossimi mesi.  E' probabile che un'eventuale correzione attesa nei prossimi mesi possa arrestarsi al di sopra di 1.152 punti. Monitoreremo.  

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1 marzo 2011 - 11:42

Sul rally di Wall Street l'ombra dei cicli di Kondratieff

Kondratieff - graph 

 

L’inverno dell’economia americana potrebbe essere tutt’altro che archiviato. E non stiamo parlando di quello meteorologico. Con buona pace dell’ultimo rally a Wall Street, c’è il rischio che la stagione di incertezza economica si prolunghi per anni e anni (almeno fino al 2020), replicando la stagnazione che si è sviluppata in Giappone dopo il 1990. Uno scenario dominato dalla deflazione, con picchi momentanei di inflazione dovuti all’inondazione di liquidità. Una fase contraddistinta anche da indici borsistici (in termini reali) e tassi sui rendimenti decennali inseriti saldamente in un trend  ribassista.

Il quadro, non certo idilliaco, è ben presente sul tavolo di molti strategist. Ed è curioso che questo scenario sia l’applicazione di un modello sulle evoluzioni del sistema capitalistico creato da un oscuro economista sovietico, vittima delle purghe staliniane nel 1938.

Si tratta del cosiddetto ciclo di Kondratieff. Ogni “ciclo-K” ha una durata media intorno ai 60 anni (anche se si sta dilatando per effetto della politiche monetarie)  ed è a sua volta scomponibile in 4 fasi, cui corrispondono diversi stadi: la crescita, la recessione primaria, il periodo di stabilità e la depressione secondaria. Sebbene il ciclo in questione riguardi i prezzi e i tassi di interesse, è stato poi esteso anche ai mercati finanziari, che da queste variabili sono condizionati.

Alcune simulazioni realizzate addirittura a partire dalla fine del 1700 hanno dimostrato una certa corrispondenza tra i cicli economici e quelli ipotizzati da Kondratieff. Ma dove sarebbe oggi l’economia Usa? L’indicazione è abbastanza condivisa dagli esegeti del modello: a partire dal 2000 è iniziata l’ultima fase, quella relativa alla depressione secondaria. Un periodo contraddistinto appunto da un ciclo economico negativo, dominato dalla deflazione in un’ottica di medio lungo termine con le borse che dovrebbero restare sotto il picco di 11 fa (almeno in termini reali).

“Lo scenario di deflazione – commenta Roberto Bellavita, analista di una primaria Sgr e studioso del modello - è ipotizzato qualora non ci siano politiche economiche espansive, come quella che stiamo vivendo ora. In questi casi la liquidita’ pompata porta a far salire l’inflazione, che superato un certo livello crea situazioni di squilibrio che poi si ricompongono. Basti pensare che nel 1942 l’inflazione Usa schizzo’ al 13,2% per scivolare poi a zero due anni dopo. Nel luglio 2008 l’inflazione Usa era al 5,6% mentre crollo al -2,1% l’anno dopo. L’inflazione, quando supera certi livelli, diventa una spia di situazione anomale che debbono prima o poi rientrare”.

Il contesto attuale starebbe preparando il terreno allo scoppio di una nuova mini bolla. Ancora l’inflazione non ha raggiunto livelli di allerta, ma siamo sulla buona strada. Nel frattempo l’azionario potrebbe beneficiare di una volatilità in fase calante almeno fino a metà 2012.

“La liquidita’ pompata nel sistema – continua - si sta riversando su azioni e commodity. Non si sta riversando sui bond e la qual cosa è positiva perche’ se salisse tutto sarebbe una speculazione generalizzata. Peraltro il fatto che salgano i tassi a lungo termine è la spia di tensioni inflazionistiche che a loro volta segnalano la probabilità che siano stati immessi squilibri finanziari nel sistema attraverso una eccessiva espansivita’ della politiche monetarie e fiscali”.

Una volta che il sistema si accorgerà di aver esagerato, equity e commodity lasceranno il passo ai bond, che approfiterrano così del ritorno allo status di base di deflazione. Quanto durerà tutta questa altalena? Almeno fino al 2020, secondo il modello Kondratieff. Non resta quindi che aver pazienza, ricordando che ogni fase di euforia per gli investimenti più a rischio è una potenziale minaccia per il futuro imminente.

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