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Sul rally di Wall Street l’ombra dei cicli di Kondratieff

Kondratieff - graph
 

 

L’inverno dell’economia americana potrebbe essere tutt’altro che archiviato. E non stiamo parlando di quello meteorologico. Con buona pace dell’ultimo rally a Wall Street, c’è il rischio che la stagione di incertezza economica si prolunghi per anni e anni (almeno fino al 2020), replicando la stagnazione che si è sviluppata in Giappone dopo il 1990. Uno scenario dominato dalla deflazione, con picchi momentanei di inflazione dovuti all’inondazione di liquidità. Una fase contraddistinta anche da indici borsistici (in termini reali) e tassi sui rendimenti decennali inseriti saldamente in un trend  ribassista.

Il quadro, non certo idilliaco, è ben presente sul tavolo di molti strategist. Ed è curioso che questo scenario sia l’applicazione di un modello sulle evoluzioni del sistema capitalistico creato da un oscuro economista sovietico, vittima delle purghe staliniane nel 1938.

Si tratta del cosiddetto ciclo di Kondratieff. Ogni “ciclo-K” ha una durata media intorno ai 60 anni (anche se si sta dilatando per effetto della politiche monetarie)  ed è a sua volta scomponibile in 4 fasi, cui corrispondono diversi stadi: la crescita, la recessione primaria, il periodo di stabilità e la depressione secondaria. Sebbene il ciclo in questione riguardi i prezzi e i tassi di interesse, è stato poi esteso anche ai mercati finanziari, che da queste variabili sono condizionati.

Alcune simulazioni realizzate addirittura a partire dalla fine del 1700 hanno dimostrato una certa corrispondenza tra i cicli economici e quelli ipotizzati da Kondratieff. Ma dove sarebbe oggi l’economia Usa? L’indicazione è abbastanza condivisa dagli esegeti del modello: a partire dal 2000 è iniziata l’ultima fase, quella relativa alla depressione secondaria. Un periodo contraddistinto appunto da un ciclo economico negativo, dominato dalla deflazione in un’ottica di medio lungo termine con le borse che dovrebbero restare sotto il picco di 11 fa (almeno in termini reali).

Lo scenario di deflazione – commenta Roberto Bellavita, analista di una primaria Sgr e studioso del modello – è ipotizzato qualora non ci siano politiche economiche espansive, come quella che stiamo vivendo ora. In questi casi la liquidita’ pompata porta a far salire l’inflazione, che superato un certo livello crea situazioni di squilibrio che poi si ricompongono. Basti pensare che nel 1942 l’inflazione Usa schizzo’ al 13,2% per scivolare poi a zero due anni dopo. Nel luglio 2008 l’inflazione Usa era al 5,6% mentre crollo al -2,1% l’anno dopo. L’inflazione, quando supera certi livelli, diventa una spia di situazione anomale che debbono prima o poi rientrare”.

Il contesto attuale starebbe preparando il terreno allo scoppio di una nuova mini bolla. Ancora l’inflazione non ha raggiunto livelli di allerta, ma siamo sulla buona strada. Nel frattempo l’azionario potrebbe beneficiare di una volatilità in fase calante almeno fino a metà 2012.

“La liquidita’ pompata nel sistema – continua – si sta riversando su azioni e commodity. Non si sta riversando sui bond e la qual cosa è positiva perche’ se salisse tutto sarebbe una speculazione generalizzata. Peraltro il fatto che salgano i tassi a lungo termine è la spia di tensioni inflazionistiche che a loro volta segnalano la probabilità che siano stati immessi squilibri finanziari nel sistema attraverso una eccessiva espansivita’ della politiche monetarie e fiscali”.

Una volta che il sistema si accorgerà di aver esagerato, equity e commodity lasceranno il passo ai bond, che approfiterrano così del ritorno allo status di base di deflazione. Quanto durerà tutta questa altalena? Almeno fino al 2020, secondo il modello Kondratieff. Non resta quindi che aver pazienza, ricordando che ogni fase di euforia per gli investimenti più a rischio è una potenziale minaccia per il futuro imminente.

  • rosa |

    Concordo sulla deflazione e l’eccesso di liquidità immesso nel sistema economico, ma i cicli come il “ciclo-K” a me paiono poco convincenti perchè non considerano mai la tecnologia: come si può paragonare la redditività di una macchina a vapore con quella di una centrale idroelettrica o di un motore a scoppio? E poi: quali sono, in senso popperiano, le loro reali capacità previsionali?
    Insomma a me il traccaire i cicli ricorda sempre i cari e mai troppo vituperati canali di Schiapparelli (Giovanni Virginio, non il dentrificista!). Ciao alla prossima.

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